L'altopiano dei Silenzi (e dei Colori)

La Lessinia, forse anche grazie al libro che abbiamo recentemente pubblicato, è chiamata da alcuni "l'altopiano dei silenzi". Bene, io a questa definizione aggiungerei anche "l'altopiano dei colori".

Avere la fortuna di assistere a certi tramonti è una delle cose che ti fanno innamorare di questa terra, e le foto che seguono ne sono una testimonianza abbastanza chiara.

Ma partiamo con ordine: tutto è cominciato con la classica giornata nuvolosa, tipica di questa estate un pò balorda... La meta questa volta è la zona Monte Sparavieri/Gasparine. Qui, assieme all'amico Roberto, lasciamo la macchina e ci incamminiamo verso la croce. Dal bivio per San Giorgio, si sale facilmente a piedi in una ventina di minuti, prendendoci tutto il tempo necessario per giocare con inquadrature e paesaggi da cartolina. Quattro passi senza fretta, respirando aria buona, cercando con occhi attenti quegli scorci già visti molte volte, ma sempre nuovi e diversi... ecco che la giornata parte nel modo giusto. E' già pomeriggio inoltrato quando cominciamo a fare i primi scatti. Prendendo come riferimento la strada sterrata che conduce alle malghe, ho cercato una sorta di simmetria con le nuvole, che in quel momento si divertivano a dipingere il cielo di forme e colori molto interessanti. L'erba alta mi ha fatto poi pensare ad uno scatto molto soft, quasi minimal. Impostando un diaframma aperto, è bastato sdraiarsi letteralmente sul prato e attendere un attimo senza vento. Il risultato è una gradazione di sfumature pastello indefinite, in contrapposizione ai fili d'erba in primo piano. In fase di avvicinamento alla cima, ho immaginato il bianco e nero sfruttando i nuvoloni che coprivano il gruppo del Carega e la conca di San Giorgio

 

 

Dopo alcuni minuti alla ricerca dei camosci, che spesso risalgono i ripidi costoni della Val dei Ronchi per venire a brucare l'erba fresca, mi sono diretto alla croce per aspettare la luce giusta. Il tramonto non si preannunciava particolarmente ricco di colore, in quanto le nuvole coprivano insistentemente il Baldo senza molte speranze di schiarite... MA... e in Lessinia c'è sempre un "MA"... ecco che il vento si alza... Rapido sguardo d'intesa con l'amico Roberto, abbiamo entrambi capito anche senza parlarci che le cose stavano cambiando. Ho cercato di riprendere la bellissima coppia croce/banbiera dello Sparavieri scegliendo due angolazioni; volevo che si percepisse la forza del vento, e così nella prima foto ho lasciato un tempo di scatto sufficientemente lungo, in modo da non "congelare" il tricolore. La composizione è semplice, verso nord, e quindi verso il Carega che cominciava a colorarsi, quasi fosse una sorta di "enrosadira" nostrana.

Per creare un collegamento tra l'alta Lessinia e il monte Tomba, che con il suo rifugio è visibile da quasi tutto l'altopiano, mi sono spostato e ho scelto un'inquadratura verticale. La composizione è più austera, non lascia "spazio di manovra" e l'occhio è, per così dire, ingabbiato e obbligato alla contrapposizione tra i pochi elementi della scena. Ho atteso l'attimo giusto, aspettando che il vento soffiasse con sufficiente energia per alzare la bandiera sopra alla croce, e poi click!...

 

Mi sono anche concesso un ulteriore bianco e nero, mi piacevano le nuvole sospinte dal vento. I disegni nel cielo cambiavano repentinamente,  e la scelta è caduta anche stavolta su un'immagine verticale, con il Tomba e la stradina sterrata a fare da "piede" alla foto. 

 

Inaspettatamente, come spesso accade quando assisto ai tramonti più spettacolari, ecco che il sole decide di prendersi la scena. Non so come, ma senza che ce ne rendessimo conto si è acceso in cielo uno spettacolo di colori e di luci che difficilmente ci dimenticheremo. Quando si crea quello spiraglio tra l'orizzonte e le nuvole, è facile che la rifrazione dell'atmosfera e delle nuvole diano luogo ad una delle magie di luce più emozionanti della giornata. Siamo stati pervasi da una luce cangiante; ognuno nel punto prescelto, inteso proprio come "scelto in anticipo", ha cominciato a scattare le proprie fotografie. Di solito preferiso avere un primo piano "forte", con dei punti di aggancio definiti in modo da dare tridimensionalità alla fotografia. Questa volta invece, ho privilegiato una "sgrandangolata" di quelle toste ;)

I dolci avvallamenti dell'altopiano mi hanno aiutato a scolpire i piani e lo spazio, e i giochi di luce hanno fatto il resto.  

Ad ogni secondo la luce era diversa, le tonalità si facevano più giallo/arancio, il cielo si incupiva e il sole, per non soccombere, aumentava la forza dei suoi raggi. Rapido cambio di focale, e nuova composizone, questa volta più stretta ma sempre simmetrica, alla faccia di tutte le regole che non vogliono l'orizzonte al centro. Quando mi metto in testa che una cosa mi piace, non c'è verso...  non mi sento mai schiavo di idee preconfezionate, e mi impongo solamente di trovare una situazione equilibrata e ben definita. Aumentando la focale ne ha giovato anche la raggera del sole, un effetto dovuto principalmente alla conformazione delle lamelle del diaframma dell'obiettivo usato. In questa foto i toni caldi del tramonto si mescolano con le fredde sfumature del cielo e della valle già in ombra.

Per concludere, ho scelto di farvi vedere due scene abbastanza simili come inquadratura, ma molto diverse come tonalità. Nel giro di una mezz'ora, tutto è cambiato. Prima il sole ha inondato di luce e di colori caldi e aranciati la zona delle Gasparine, bellissime malghe così tanto apprezzate da chi ama questi posti... poi, una volta sceso sotto l'orizzonte, ha perso la sua dirompente energia e ha lasciato spazio ad una tavolozza di colori freddi incredibili. E' rimasto il rosa delle nuvole, ancora illuminate dai suoi raggi perchè ovviamente più elevate rispetto al nostro punto di osservazione, ma tutto attorno si stava già facendo sera. Queste sono secondo me le immagini più eteree, dai colori non meglio definiti, che lasciano spazio alla fantasia e chiudono il giorno in una maniera sempre nuova, semre diversa, a volte malinconica, altre pirotecnica, come in questo caso. 


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